Il mistero del calzino spaiato

C’è una questione grave che non riesco mai a risolvere, è il mistero del calzino scomparso.
Per quanto mi impegni, e giuro lo faccio veramente, spesso e volentieri mi ritrovo con i calzini spaiati.
Non ho ancora scoperto come questo succeda, se scompaia in lavatrice, si nasconde nel cassetto oppure se lo mangia la tartaruga. Il fatto è che il conto non torna mai.
Il calzino fuggitivo a volte ritorna, quando ormai avevo perso le speranze e subito ne sparisce un altro. Forse giocano tutti quanti a nascondino e ovviamente a qualcuno tocca cuccare. E’ un problema diffuso, ed è uno dei misteri più misteriosamente misteriosi che inquietano il genere umano.
Ceste di calzini spaiati che, dico io, dicono tutti, pure se fossero andati a finire sotto il letto, dietro i mobili, in un altro bucato, dentro a una scarpa, prima o poi uscirebbero fuori e si riappaierebbero, e invece no: il secondo calzino scompare inghiottito da qualche entità astrale, scompare nel buco dell’ozono....e tentare di interrogare i miei animali domestici ?…magari ne sanno più di quanto possa immaginare.
Qualcuno dice che, lavati in bucati diversi, magari si tingono e uno non li riconosce più come coppia: niente di più falso. I calzini spaiati hanno fogge completamente diversi, e non credo che il bucato cambi loro anche la trama del tessuto, il modello e il disegno.
L’unica soluzione che ho trovato sarebbe quella di comprare tutti i calzini uguali, ma tutti tutti. Così non sarebbero più spaiati, solo ogni tanto qualcuno rimarrebbe da solo, per un po’ di tempo, ma almeno la mattina non impazzirei a vestirmi...

...ma il mistero non sarebbe comunque risolto.

mercoledì 8 febbraio 2012

“ Trucco e costume ”: 11-12 febbraio '12

“ Trucco e costume ”


Dalle società primitive alle figure classiche del circo, capire il perché del trucco e del costume e sperimentarsi in essi nella più totale libertà… Un viaggio alla scoperta della voce interiore che spinge il clown a scegliere il proprio trucco e il proprio abito come espressione delle sue passioni e del suo modo di essere, speciale, estremamente individuale, primo e fondamentale passo per la piena realizzazione del sé clownesco. Molto vicino alla realtà infantile, questo laboratorio, partendo dalle innate doti ludiche e ideative del bambino, ne rafforza e sviluppa l’autostima, la creatività, l’accettazione di sé, limiti e punti di forza, e il valore che l’individuo ha nel lavoro di gruppo.  

CONTENUTI DEL CORSO

  • Training fisico
  • Esercizi-gioco di ascolto fiducia contatto
  • Giocare con la creatività –io penso, io faccio-
  • Esercizi-gioco sulle emozioni umane –riconoscerle accettarle, esprimerle-
  • Il naso rosso –la maschera più piccola del mondo-
  • Storia del clown -dalle società primitive ad oggi- immagini dal mondo
  • Respirazione e musicalità del clown
  • L’uso del naso -esercizi-gioco individuali, di coppia e in gruppo-
  • Dalla bestia al clown, giocare con le tappe dello sviluppo umano
  • Giocare con la musica –libera espressione del sé nello spazio-
  • Esercizi-gioco individuali e in coppia, ricerca del trucco
  • Esercizi-gioco individuali e in coppia, ricerca del costume
  • Sperimentazione del sé clown nel trucco e nel costume
  • Uso del costume, esercizi-gioco individuali, di coppia e in gruppo
A cura di 
Giuliano Napoli (dott. Pastrocchio)
Alessandra Romagnoli (dott.ssa Girina)

giovedì 12 gennaio 2012

Psicologia della Relazione d’aiuto: 14-15 gennaio '12


Psicologia della Relazione d’aiuto

All’interno degli step formativi del corso per Volontari del Sorriso, il modulo di Psicologia della relazione d’aiuto ha l’intento di fornire delle fondamentali informazioni e delle “chiavi di lettura”:

  • Verso sé stessi: come gestire le proprie emozioni, come mantenere i confini di personalità, come mantenere un equilibrio

  • Verso l’utenza: come lavorare con le diverse utenze

  • Verso il contesto: per contesto intendiamo non solo il contesto di intervento  (l’ospedale, la casa di riposo…) ma anche lo stesso far parte di un’associazione ed esserne rappresentante. Questo vuol dire “viversi ad un livello collettivo” .

Si proporrà un breve excursus tra alcune teorie psicologiche che fanno da caposaldo alla comprensione – di sé e dei contesti -  e alle tecniche che ci pongono in maniera corretta all’interno della relazione d’aiuto, dall’ascolto al con-tatto all’utilizzo del pensiero magico,  degli oggetti e del proprio corpo…. Nell’ottica del rispetto, della delicatezza e del “dare e ricevere in amore”.
Ci sarà l’occasione di giocare. Sperimentarsi in laboratori di trasformazione degli oggetti, racconta storie, e in visualizzazioni guidate.
Sarà un occasione per conoscere meglio se stessi, nella consapevolezza che il vero ascolto di sé permette il vero incontro con l’altro. 

giovedì 17 novembre 2011

NASI ROSSI Corso di formazione base in Clown e Clownerie Sociale con Bano Ferrari 18-19-20 nov '11 ACIREALE

NASI ROSSI - Corso di formazione base in Clown e Clownerie Sociale
con Bano Ferrari

Direzione scientifica: prof.Claudio Bernardi
Università Cattolica del Sacro Cuore Milano


Acireale, 18 – 20 Novembre 2011
Sede del Corso: Centro di Cultura per lo Sviluppo Via Marchese di Sangiuliano, 79 – Acireale

E-mail: cdc.acireale@unicatt.it  - Tel. 095-894190 Fax 095-894929

«L’humour è un eccellente antidoto allo stress. Poiché le relazioni umane amorevoli sono cosi salutari per la mente, vale la pena sviluppare un lato umoristico. Ho raggiunto la conclusione che l’umorismo sia vitale per sanare i problemi dei singoli, delle comunità e delle società. Sono stato un clown di strada per trent’anni e ho tentato di rendere la mia vita stessa una vita  buffa. Non nel senso in cui si usa oggi questa parola, ma nel senso originario. “Buffo” significava buono, felice, benedetto, fortunato, gentile e portatore di gioia. Indossare un naso di gomma ovunque io vada ha cambiato la mia vita »
Patch Adams

PREMESSA E FINALITA’
La Clownerie viene oggi utilizzata in molti ambiti educativi, sociali, terapeutici (scuole, quartieri, famiglie, oratori, case di riposo, ospedali, centri per disabili, carceri, comunità terapeutiche e psichiatriche ecc.). Questa disciplina può essere utilizzata sia da clown professionisti come da clown volontari, da operatori sociali, da educatori, da insegnanti, da personale medico e paramedico. Il fine principale della Clownerie è quello di far ridere e di portare una visione positiva, divertente e quindi vitalmente nuova in tutti gli ambienti e in tutte le esperienze quotidiane di vita.

OBIETTIVI
Il corso intende promuovere un approccio alla Clownerie (o al teatro-clown) come strumento educativo, pedagogico e terapeutico e fornire ai partecipanti delle competenze e delle tecniche di base immediatamente spendibili nel proprio ambito professionale e/o di volontariato, in relazione alla costruzione del proprio clown, alle gag, alle tecniche di improvvisazione, alle modalità di costruzione del comico, agli utilizzi nelle aree educative e sociali.
METODOLOGIA
Il corso è strutturato attraverso esercizi individuali e di gruppo, studio e conoscenza di tecniche e gag della tradizione, inizio di ricerca del proprio clown.
DESTINATARI
Educatori, volontari, insegnanti, personale medico e paramedico, operatori sociali, animatori e quanti sono interessati alla Clownerie per motivi personali, di studio, di lavoro e di volontariato.
ORGANIZZAZIONE E TEMPI
Il corso, della durata di 20 ore, si terrà da venerdì 18 novembre a domenica 20 novembre 2011.

DIREZIONE SCIENTIFICA
Prof.Claudio Bernardi, docente di Antropologia del Teatro presso Scienze e Tecnologie delle arti e dello spettacolo (STARS) Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.
DOCENTE
Bano Ferrari, attore, clown di fama internazionale, regista, autore di libri sul teatro, direttore artistico di diverse rassegne teatrali, docente, esperto in attività pedagogica. Ha iniziato l'attività teatrale confrontandosi con i metodi di lavoro elaborati da Eugenio Barba e Jerzy Grotowski per poi sviluppare una personale ricerca attorno alla figura del clown avendo tra i maestri I Colombaioni e Bolek Polivka. Nell'arco di oltre trent'anni di attività, accanto al lavoro artistico sul palco, ha sviluppato una serie di esperienze nel campo del disagio, tra cui a Milano col C.R.T., col Carcere di San Vittore, con l'Università Cattolica, con la Fondazione Exodus diretta da Don Mazzi, a
Roma con l'Università Pontificia Salesiana, con la Facoltà di Scienze dell'Educazione e l'Istituto Superiore delle Comunicazioni Sociali. Ha svolto attività didattica e di alta formazione presso diversi atenei italiani. Nel 2007 per il suo lavoro continuo e intenso con i minori, l’Unicef gli ha conferito il riconoscimento di Esperto Qualificato per il Recupero di Minori in Difficoltà (Senior Expert Consultant in Children Malaise).
MATERIALE DA PORTARE
I partecipanti dovranno portare abiti comodi che permettano la massima libertà di movimento anche a terra, un paio di scarpe dalla suola possibilmente liscia, calzini antiscivolo.
CERTIFICAZIONE
A quanti frequenteranno almeno l’80% del corso sarà rilasciato un certificato di partecipazione.
COORDINAMENTO
Dott.ssa Grazia Brex, Direttore del Centro di cultura per lo sviluppo – Acireale (Ct).
TUTOR
Dott.ssa Maria Gabriella Leonardi

L'ArtE del CloWn: le bAsi 3-4 dicembre '11

Il corpo è la parte della nostra persona che conosciamo di meno, ma è allo stesso tempo la parte con cui possiamo comunicare qualcosa di noi stessi (i nostri sentimenti,le nostre gioie, le nostre passioni, abitudini…) agli altri.
Le clownery sono uno dei tanti modi per conoscere il nostro corpo. Il clown è una persona che conosce a fondo il proprio corpo, le proprie possibilità e con qualcosa di semplice vuole comunicare la sua vita, le sue gioie.
L’aspetto più profondo del clown è la gioia. E’ la gioia di poter creare qualcosa, una gioia che contiene le angosce, le difficoltà, il lavoro.
Questo corso non vuol far diventare tutti dei grandi clown, ma con tutta semplicità vuol far conoscere la propria persona, il proprio corpo, gli altri, la gioia, tutte le cose che la vita ci trasmette ogni giorno.      
“Un viaggio che parte dal togliersi tutte le machere del quotidiano, per mettersi quella autentica e vera del nostro clown (bambino interiore).

Un viaggio che dal cuore arriva alla luna, per imparare, per giocare, per stupirsi, per donare, agli altri lo spettacolo più bello del mondo.”

Il laboratorio prevede l’ approccio al clown attraverso una serie di esercizi propedeutici, ed una profonda ricerca di se stessi, poiché il clown altro non è che il nostro bambino interiore alimentato dai nostri capricci, dalle nostre passioni, illusioni e disillusioni.
Il laboratorio prevede esercizi di lavoro su se stessi ed il gruppo (fiducia, contatto, coraggio, energia), lo sviluppo della percezione al livello emotivo e corporeo, lo studio delle tecniche tradizionali del clown, dallo schiaffo alla caduta, da cenni di acrobatica alle gag classiche, fino alla capacità di esternare tutto ciò in quello stato di ingenua purezza che è il clown.


A cura di Francesco Pisani (Dott. Bazar)

Improvvi...Si...Amo! Improvvisazione Teatrale I° livello 12-13 Novembre

Il Clown è essenza...è emozione....è incontro unico e irripetibile con l'Altro da sé nella più pura accoglienza, umiltà ed amore.

Il Clown Dottore ed il Volontario del Sorriso lavorano con l'improvvisazione … ma non s'improvvisano tali.
Hanno centratura e consapevolezza dello spazio in cui si muovono, stando costantemente in relazione con il “demenziale” dentro di sé, che permette loro di ribaltare la situazione da negativa in positiva.

Questo laboratorio è un incontro con la propria parte demenziale. Impareremo a conoscere lo spazio e a muoverci al suo interno con equilibrio. Acquisteremo tecniche per la centratura e il risveglio dell'attenzione verso sé stessi e il gruppo. Scopriremo il nostro corpo e la sua “presenza”, il suo “stare” … semplicemente … in uno stop.
Accarezzeremo la dinamica dell'incontro come momento unico e irripetibile, generatore di comicità non replicabile per l'unicità di ciascuno di noi e di ciascuna circostanza.

Lavoreremo sulle aspettative di cui carichiamo noi stessi e gli altri e che c'impediscono di regalarci “il momento”,e lavoreremo sulla sintonia del gruppo e il livello di empatia che un gruppo può raggiungere.
Il tutto attraverso la meraviglia del gioco.
Cominceremo a scoprire la comicità verbale di ciascuno giocando con parole e storie e ci affacceremo alla scoperta della comicità fisica.
Incontreremo il suono e il ritmo come base di ogni tempo.
Impareremo che siamo noi stessi la prima risorsa del nostro essere clown....


Contenuti del corso
  • L’acquisizione di tecniche di attenzione e concentrazione attraverso il gioco
  • La conoscenza dello spazio e la possibilità di muoversi al suo interno con equilibrio.
  • L’empatia e l’incontro con l’altro
  • Le aspettative che ci limitano
  • La comicità verbale
  • La comicità fisica
  • Lo spazio, il tempo ed il ritmo

lunedì 7 novembre 2011

Comicità è salute, 1° livello: la scintilla del cambiamento. 29 e 30 Ottobre '11


Il metodo “COMICITA’ E’ SALUTE ®”, applicato da LEONARDO SPINA e SONIA FIORAVANTI fin dal 1990, è l’articolazione della Gelotologia, la disciplina che studia ed applica le potenzialità del ridere e delle emozioni positive in funzioni di terapia, prevenzione, riabilitazione, formazione.
COMICITA’ E’ SALUTE ®” è un efficace mix di tecniche psicologiche e teatrali, basato su solidi presupposti scientifico-antropologici. Esso si sviluppa mediante un laboratorio teorico pratico.
La parte teorica è costituita da elementi di psicofisiologia del ridere ed antropologia del comico.
La parte pratica è costituita da tre percorsi: il primo mette in gioco il corpo in esercizi di fiducia, contatto, ascolto empatico, espressività. Il secondo mette in moto la mente, al fine di attivare un ragionamento altro, il pensiero laterale, mediante la scrittura umoristica. Il terzo coinvolge il profondo della persona mediante visualizzazioni guidate alla ricerca della parte gioiosa, fanciulla che ognuno di noi nasconde e/o reprime.
Quando: sabato 29 e domenica 30 ottobre 2011; ore 9.30 – 18.30 Durata: 16 ore

Nel nostro quotidiano, stretti tra gli avvenimenti tragici del mondo ed i nostri piccoli grandi guai, a volte perdiamo di vista le (non poche) cose che fanno della vita un'esperienza degna di essere vissuta.
Stress, tristezza, depressione, possono portarci dritti alla malattia, come la scienza ha ampiamente dimostrato.
Come è possibile invertire questa tendenza?
C'è un modo semplice, dentro di noi, la riscoperta di quello che gli antichi sapevano perfettamente:
“ UN CUORE GIOCOSO FA BENE COME UN FARMACO", si legge nella Bibbia.
"CHI HA IL CORAGGIO DI RIDERE E' PADRONE DEL MONDO" asseriva Giacomo Leopardi.
Si tratta di opporre il riso alla sciagura: rigenerare corpo e mente con l'esercizio del ridere: le ultime scoperte della psiconeuroendocrinoimmunologia (PNEI) si accordano con gli antichi miti e testi.
“CHI E' MUSONE, TRISTE E DEPRESSO NON RIESCE A TENER LONTANE LE MALATTIE“ suggerisce Susumo Tonegawa premio Nobel per la medicina.
Con questo metodo, ormai sperimentato dal 1990, con persone di ogni tipologia, è possibile imparare ad assumere una forma mentale nuova, che ci consenta di guardare la realtà da altri punti di vista, per primo quello umoristico.
Quando ridiamo, avviene dentro di noi un profondo cambiamento psico-fisico: se ne giova l'intero organismo, il nostro io profondo,l'idea stessa che abbiamo della realtà ; e quando tali cambiamenti diventano stabili, si giunge ad una sorta di sorriso interiore che noi avvertiremo come serenità e benessere e gli altri come disponibilità ed amore.
"RIDI E SAPRAI DI PIU' SU TE STESSO", conferma il poeta latino Marziale.
Con COMICITA' E' SALUTE ti proponiamo una esperienza unica in Italia, frutto di ricerche decennali che spaziano su campi assai vari: dalla psicologia all' antropologia culturale, dalla scrittura umoristica alla comicità ed all' espressività del corpo, fino alla pratica delle visualizzazioni guidate. Il metodo è composto di cinque parti, continuamente alternate tra loro.
Per quanto riguarda la prima si approfondisce la psicologia dell'umorismo, da Freud fino alla teoria della comunicazione, per approdare alla PNEI.
Per un altro verso partendo dal Mito e giungendo fino ai nostri giorni, si evidenzia l'enorme spessore che il ridere ha nella cultura umana.
La parte pratica del laboratorio mette le persone direttamente in gioco, per tentare di superare rigidità, schemi mentali e sociali: un primo percorso vede in gioco il corpo, principale veicolo di comicità, con semplici esercizi-gioco, tesi a far lievitare le possibilità'espressive e comiche dei partecipanti.
Un ulteriore percorso prevede di usare l'umorismo verbale per lavorare sulla mente, attraverso lo scompaginamento dei consueti binari del linguaggio,: si impara così a costruire giochi di parole, barzellete ecc…
L'ultima parte è un viaggio interiore alla ricerca della componente bambina che tutti possediamo, ed avviene tramite visualizzazioni guidate, per ricongiungerci alla parte di noi che detiene le energie più genuine, quella dell'intuizione, dell'istintività, del gioco, del riso, appunto.

giovedì 27 ottobre 2011

Ops...ridere a scuola? Venerdì 28 ottobre ’11 - ore 11 Istituto “F. Besta” - Ragusa


Venerdì 28 ottobre ’11  -  ore 11  Istituto “F. Besta” - Ragusa

Usare “il grimaldello del ridere e delle emozioni positive” all'interno del gruppo-classe permette di far emergere, affrontare e gestire anche le più nascoste dinamiche interpersonali o le problematiche dei singoli.
La partecipazione all’incontro è rivolta al personale docente, operatori sociali, genitori e a tutti i curiosi che volessero avvicinarsi/conoscere la Clownterapia. 

Relatore: Dott. Leonardo Spina Attore, autore, gelotologo. Presidente della Federazione Internazionale !Ridere per Vivere!

CLOWN da …Tè - Venerdì 28 ottobre EPPI’ AUAR con CI RIDIAMO SU’


CLOWN da …Tè

VENERDI 28 OTTOBRE dalle ore 19.30 alle 22.30 circa a LA SINGOLA CAMERA DA Tè a MODICA, EPPI’ AUAR con CI RIDIAMO SU’ associazione di Clownterapia.


CI RIDIAMO SU’ organizza un EPPI’ AUAR sociale, per inaugurare la loro stagione con serie di attività che hanno come obiettivo la diffusione e la sensibilizzazione dell'importanza del ridere e delle buone emozioni nei processi di prevenzione, riabilitazione, terapia e formazione.

CI RIDIAMO SU’ opera mediante la figura del Clown Dottore e del Volontario del Sorriso (professionalmente formati) negli ospedali, con i bambini, le persone anziane, i diversabili, nelle scuole, in missioni umanitarie e in tutte le situazioni di disagio socio-sanitario
Proiezioni, incursioni clown, abbracci ed emozioni in un appuntamento che porterà il sorriso stampato sulla faccia.

Vi aspettiamo a braccia aperte per festeggiare l'autunno con una serata all'insegna dello stare insieme, per conoscere i clown dottori e i volontari del sorriso, per sostenerli e divertirsi insieme a loro

Te' e aperitivo dolce a 5 € :

I nostri te' accompagnati dal pane,le marmellate e i dolci di Singola.

Buffet vegetariano 12 € :
Scaccette, sfincione palermitano

Verdure e Salvia in pastella

Polpettine di ceci e finocchietto selvatico

Lasagne fresche con zucca e alloro.

Sformato di riso con borragine e ricotta.

Caponata autunnale

Insalata autunnale con melograno e salsa yogurt

Crispelle di riso al miele ibleo

Parte del ricavato della serata sarà devoluto all’associazione CI RIDIAMO SU’ a sostegno dei suoi progetti di clown terapia - ww.ciridiamosu.blogspot.com

CORSO DI FORMAZIONE PER VOLONTARI DEL SORRISO 2011-2012


CI RIDIAMO SU' associazione socio-sanitaria-culturale in clownterapia organizza:


CORSO DI FORMAZIONE PER VOLONTARI DEL SORRISO 2011-2012
1° step della Scuola Europea di Alta Formazione per Clown Dottori e Gelotologi " Norman Cousins"
Il VOLONTARIO DEL SORRISO è un clown, riceve una formazione specifica e accurata per poter operare in contesti socio-sanitari in difficoltà.
La formazione serve a fissare l’identità della nostra Associazione, a fornire una visione olistica dell’ essere umano (corpo, emozioni, mente, spirito), a provocare ed accompagnare i cambiamenti di personalità necessari per dare amore, serve a fornire elementi di base (espressività, tecniche ludiche, consapevolezza, relazione d’aiuto ecc..) utili alle attività che andrà a svolgere.
I Volontari del Sorriso sono di fatto “animatori socio sanitari”, in grado di portare l’energia del sorriso e del riso come aiuto concreto creativo in luoghi di disagio come gli ospedali, centri anziani, emergenze, piazze e luoghi delle nostre città dove c’è da portare buon umore, allegria, gioia, calore, amore.
L’aiuto concreto creativo consiste nell’animazione, nella proposta di giochi, spettacoli, performances, uso di marionette e di burattini, sempre nel contesto della comicoterapia. L’intervento è effettuato dagli operatori in equipe di 3/5 persone.
Il corso, organizzato dall’associazione !CI RIDIAMO SU!, è tenuto da docenti della Federazione Internazionale RIDERE PER VIVERE e a cura dell’Istituto di Ricerca, Documentazione e Formazione sulla Gelotologia e sulle Nuove Scienze “HOMO RIDENS” di Roma ormai da molti anni punto di riferimento nazionale sull’importanza del ridere e delle sue applicazioni teoriche pratiche.
Il Corso rappresenta il 1° step della Scuola Europea di Alta Formazione per Clown Dottori e Gelotologi " Norman Cousins" con sede ad Orvieto alla Terra del Sorriso
Il corso avrà una durata di 7 week end (sab e dom) non consecutivi da fine ottobre a i primi di marzo.
Ciascuno di 16 ore (9.30 – 18.30) per un totale di 104 ore + 10 ore di tirocinio. Sede: Ragusa
7 week-end di incontri vissuti in modo professionale:
- Gelotologia: il metodo Comicità è salute : “La scintilla del cambiamento
- Impro-Clown -Educazione all’ascolto attivo
- Arte del Clown- Le basi
- Psicologia della relazione di aiuto (Esperenziale)
- Arte de Clown - Trucco e costume
- Arte del Volontario del Sorriso
- Presenza e Consapevolezza del Clown, Storia, le possibilità, Scultura di palloncini
Al termine, un periodo di tirocinio (dunque saremo già operativi) e ritorni in formazione costante che realizzeremo in base alle esigenze comuni..
Trattandosi di una scuola non è possibile seguire un unico seminario o scegliere di essere presenti alcuni si e altri no. La scuola è, appunto, una scuola: l'insieme dei week-end forma un unica architettura da conoscere nella sua completezza. Il Gruppo ha bisogno di tutti noi.
Si richiede un forte motivazione più che di talento in senso ampio, voglia di lavorare su se stessi e col gruppo, di "mettersi in gioco", di intraprendere un percorso di osservazione delle proprie fragilità e dei propri “fiaschi”
Il corso è rivolto a tutte le persone maggiorenni che vogliano dedicare un po’ del loro tempo a gli altri e nello stesso tempo imparare a ridere di se stessi divertendosi a scoprire il proprio clown.
Per info e iscrizione al corso mandare una e-mail a ciridiamosu@gmail.com ed inviare il proprio curriculum vitae

venerdì 30 settembre 2011

Vivere..Amare

Quando siete di cattivo umore e pensate sia solo colpa del mondo in cui vivete,
quando credete che le persone di buonumore in realtà sono ingenue o superficiali,
quando contate su un amico e scoprite che l'amicizia è solo un'utopia,
quando un amico vi tradisce, quando non c'è o non vi capisce,
quando v'accorgete che qualcuno vi ha abbandonato,
quando fate affidamento su un amore e capite che anch'esoo, un giorno o l'altro, finirà,
quando camminate soli con nessuno per mano, quando non vi va di vedere la gente,
quando vi sentite soli, contro tutti,
quando non c'è nessuno che vi possa aiutare, quando non c'è nessuno che vi voglia aiutare,
quando avete una delusione, quando piangete per un'illusione,
quando smettete di sognare, quando sentite che che non ce la potete fare,
quando fate fatica a respirare, a sentire i battiti del vostro cuore,
quando vi criticano e vi disprezzano,
quando vi chiudete nel vostro mondo e la vita vi sembra una barca già affondata per metà,
quando piangete e non sentite più la forza, quando la vita perde ogni senso,
quando non vi batte più il cuore per un tramonto o un'aurora, quando una rosa non vi emoziona,
quando il buio diventa la vostra tana per difendervi dal mondo, per difendervi dalle emozioni,
per difendervi da altri sogni che andranno infranti, e scoppieranno come una bolla di sapone,

lottate,

mettetecela tutta, correte, saltate l'ostacolo più alto, nuotate nel più tempestoso dei mari,
volate, aggiustate le vostre ali spezzate, arrivate fino alla stella più luminosa,
andate sempre più in su, arrivate in alto senza guardare giù, sorridete, perchè tutto cambierà;
dovete solo aspettare, e aprire agli altri il vostro cuore, guardare il sole, guardare i colori,
immaginare un mondo che da bianco e nero improvvisamente cambia in meglio.

Così facendo scoprirete quanto siete fortunati.

Amate, anche se può sembrar rischioso, buttatevi a capofitto senza temere,
sognate, fatelo, perchè senza sogni non si vive,
se smetterete di sognare perderete voi stessi e nessuno vi potrà ritrovare.

Vivete, perchè la vita è una sola, non c'è una seconda occasione,
e un giorno guardando indietro ringrazierete chi vi dice le cose che arrivano dritte al cuore.

Un ultima cosa:

non abbiate paura, conoscete il coraggio,
se dovete dire una cosa ditela, se dovete farla, fatela,
se dovete dare un addio è ora, se dovete dare un bacio datelo.

Se vi accorgete che stavate sbagliando percorso, abbandonatelo subito,
se vi accorgete di non amare più, ditelo
e se troverete la giusta via, o una nuova o una che avevate abbandonato da tempo
e non ve ne eravate accorti, non esitate a prenderla...
in fondo alla strada, proprio dietro l'angolo, c'è qualcuno che vi aspetta.
Se non c'è qualcuno, arriverà presto perchè la vostra vita migliorerà
e quando siete ottimisti sarete accompagnati dal buon umore,
quando siete di buonumore avete un'aura positiva che attira a voi le persone e fa stare bene.

Le fa sentire meglio.

Sta a voi decidere.

giovedì 8 settembre 2011

Abbiamo lasciato il cuore a Sorano (Gr) e adesso ci risponde :


"Un saluto a tutti, sono Cristina della casa di Sorano (?) ,Vi scrivo con l'onnipresenza dei miei 'pupattoli', Valerio e Marina, per un ringraziamento dal vivo per l'esperienza soranese: nel nostro ricordo siete stati l'esperienza più ammaliante sia per grandi che per piccoli (l'unico punto su cui la famiglia ha concordato all'unanimità!)... Cosa strana è che addirittura sia diventata per i grandi motivo di riflessione sociale e individuale comunciando a cercare, anche nei rapporti tra adulti, quell'ingrediente fondamentale che nella comunicazione fondamentale è costituito dalla risata....


Quindi oltre ad essere diventati appassionatamente vostri fans saremo i nuovi frequentatori del vostro blog... attendendo un prossimo incontro dal vivo, magari a Roma con un bel piatto di spaghetti da condividere a casa nostra...A prest...issimo"
alessandro, cristina & Co

domenica 4 settembre 2011

Il corpo è un tempio: Introduzione alla riflessologia plantare. 3 e 4 settembre a La Terra del Sorriso

3-4 settembre: "Il corpo è un tempio" Introduzione alla riflessologia plantare e al risveglio muscolare. 

A cura di Silvia Pasquetti.

Si dice che il nostro corpo sia un tempio di perfezione. 

Questo laboratorio proporrà dolci metodiche per risvegliare muscoli e nervi, per introdurci poi nella riflessologia plantare, un metodo semplice, efficace e naturale per aiutare le persone a restare in buona salute; è lo studio e la pratica di uno specifico massaggio, che trova applicazione sui piedi e sulle mani, dove hanno sede punti energetici di corrispondenza con tutte le altre parti del corpo.

Questa particolare forma di massaggio, quindi, coinvolge tutto l'organismo, permettendogli di riequilibrarsi e produrre enzimi, anticorpi e ogni altra reazione capace di ristabilire lo stato ottimale di salute.

Questa terapia, utilizzata da oltre quattromila anni, è parte integrante della medicina cinese, ritenuta stile e filosofia di vita; per meglio comprenderla verranno offerti cenni introduttivi. Inoltre, attraverso la mappa del piede, verranno individuati i punti e la metodologia di come "automassaggiarli".

Info: laterradelsorriso@gmail.com o spinaleonardo33@yahoo.it.
http://www.laterradelsorriso.org/
3 e 4 settembre dalle ore 9.30 alle ore 18.30
La Terra del Sorriso
Loc. Scalette 11
Colonnetta di Prodo, Orvieto, Terni, Umbria, Italia, Europa, Pianeta Terra
Numeri Utili: 3479001526 / 328764167

Comicità è salute 2° livello - 27 e 28 agosto a La Terra del Sorriso



Continua il viaggio nel ridere terapeutico con Sonia Fioravanti e Leonardo Spina.

Il 27-28 agosto si terrà Comicità è salute 2° livello: "A volte i problemi hanno a che fare solo con la matematica".

Lo schema del primo livello è rispettato anche nel secondo. Il lavoro si svolge, dunque, sempre sui due binari, teorico e pratico.

Le persone che nel primo livello si sono dotate degli strumenti operativi comici, che hanno compreso e sperimentato come e quanto le emozioni, i pensieri, le relazioni influenzino direttamente la nostra salute psicofisica, sono introdotti a quello che potremmo definire il sorriso interiore.

Da questo si parte per addentrarsi ancor di più nella sperimentazione e nell'applicazione pratica di queste acquisizioni, ai problemi personali che liberamente potranno essere condivisi nel gruppo e che verranno lavorati secondo gli stilemi dell'umorismo e della comicità mediante le tecniche della scrittura umoristica, dell'improvvisazione teatrale e di un lavoro in meditazione.
Tutto questo andrà a confluire in un nuovo punto di vista su quei problemi, calato nella meravigliosa energia della Comunità dei partecipanti.


27-28 agosto dalle ore 9.30 alle ore 18.30
La Terra del Sorriso
Loc. Scalette 11
Colonnetta di Prodo, Orvieto, Terni, Umbria, Italia, Europa, Pianeta Terra

Info: laterradelsorriso@gmail.com
Numeri Utili: 3479001526 / 328764167


mercoledì 24 agosto 2011

Il mandala e il cancro: uno scambio con la dottoressa Daniela Respini



Daniela Respini è una psicologa psicoterapeuta psico-oncologa che usa la tecnica della colorazione e creazione del mandala come strumento di supporto  nei suoi interventi psicoterapici.
Ci siamo incontrate sul percorso del mandala e con piacere condivido il nostro scambio d’idee e le sue parole sui risultati ottenuti utilizzando il mandala con pazienti malati di cancro.
I: Allora Daniela, come hai conosciuto il mandala?
Daniela: Direi piuttosto come il mandala ha conosciuto me? Come scrivo nel mio libro l’esperienza mi insegna che niente accade a caso. Il mio incontro con il Mandala avviene in due momenti diversi. Da sempre mi occupo di psico-oncologia, ho sempre lavorato con le persone ammalate di cancro, ed il mio primo incontro con il mandala avviene proprio in un centro di ricerca oncologica  il Lee Moffitt Cancer Institute a Tampa negli Stati Uniti dove ero impegnata in uno studio sulle correlazioni fra alcuni disturbi cognitivi ed alcuni effetti collaterali dei trattamenti antineoplastici. In quell’occasione ho avuto l’opportunità di partecipare ad un workshop sul Mandala, e di visitare  anche un laboratorio di arte-terapia in cui veniva utilizzata la colorazione del Mandala.  Successivamente rientrata in Italia a distanza di qualche mese, un collega mi regala  un album di colorazione di Mandala. Accolsi quel regalo come un segnale che il mio approccio terapeutico aveva bisogno di arricchirsi. Ho cominciato a documentarmi sul Mandala, ed avendo appreso che si trattava di uno strumento spirituale di origine tibetana da lì diversi sono stati i confronti con guide spirituali del mondo occidentale e di quello orientale. È stato uno strumento a me molto utile per i miei percorsi di crescita spirituale.  Ho iniziato a sperimentarlo su di me  come uno strumento ludico e creativo. Man mano che ne scoprivo gli effetti benefici, da un punto di vista psicologico, ho voluto approfondirne le conoscenze. Nell’applicazione di queste tecniche (quali la colorazione e la creazione del Mandala, disegni geometrici e tecnica di meditazione tibetana) mi sono accorta che vengono fuori alcuni elementi che arricchiscono la conoscenza del proprio sé. Il Mandala, per usare alcune affermazioni dei pazienti, “mi porta a pensare su di me, facendomi scoprire delle verità mai conosciute, ma soprattutto facendomi ricordare  che ho un sé”.
I: Quando hai scoperto il valore terapeutico del mandala con i malati  di cancro?
D: Ho iniziato a sperimentarlo sulle persone ammalate di cancro inizialmente  come attività diversionale  all’interno di una sala d’aspetto di un day hospital oncologico. Gli effetti inaspettati di miglioramento del loro stato umorale e la partecipazione sia dei pazienti che dei familiari  mi hanno man mano incoraggiata ad usarlo in terapia sia individualmente che in gruppo. Venivano fuori affermazioni come “colorare un mandala è come osservare parti di me” o espressioni come “da quando coloro questi mandala mi accorgo di vedere più colori attorno a me, è come se improvvisamente mi accorgo anche dei particolari di una foglia, di piante  che non avevo mai visto ma che stavano lì da sempre “, ed ancora  “colorare mi rilassa, mi mette di buon umore recupera la mia parte infantile mi diverte”. La sua efficacia terapeutica veniva confermata dai risultati dei test psicologici che venivano somministrati prima e dopo il trattamento con i mandala,  si notava che  il livello di ansia diminuiva, migliorava il tono dell’umore e  miglioravano le attività cognitive. Nella persona ammalata di cancro a mio avviso valgono gli stessi principi del mandala: centrare guarire e crescere. Il mandala inoltre mira a riportare l’attenzione del paziente su se stesso entrando in contatto con la sua parte sana, una sorta di passaggio segreto che va in profondità restituendo alla persona la sua autonomia. D’altra parte già Jung considerava il mandala  un simbolo naturale di totalità insito nell’uomo, impressosi quale archetipo.
I: Con quali obiettivi è usato in quest’ambito?
D: L’obiettivo primario è quello di aiutare la persona ammalata di cancro a concentrasi su se stessa per trovare un equilibrio interiore e scoprire le risorse personali utili a un migliore adattamento alla malattia e alla terapia. Come  ogni malattia grave la malattia neoplastica altera notevolmente ogni schema mentale compromettendo spesso anche le funzioni cognitive. L’attività di colorazione del mandala si pone come stimolatore: diventa  un allenamento per la mente, perché grazie alla sua complessità cattura l’attenzione del paziente che in quel momento è concentrato nel colorarlo, e trascorre quei momenti ad organizzare i colori all’interno di una figura geometrica , che come il cerchio riattiva le attività cerebrali dell’individuo. Allo stesso tempo, serve a contrastare i pensieri negativi che agiscono sull’interazione fra soggetto e ambiente. Le continue esperienze di sofferenza legate ai trattamenti antineoplastici, portano il paziente a manifestare sintomi depressivi, senso di abbandono, frustrazione e inadeguatezza. Realizzare un Mandala potrebbe essere visto come una sorta di distrazione cognitiva perchè il paziente, man mano che colora, dirige il suo pensiero lontano dalla malattia o dai sintomi legati alla terapia. Ho sempre paragonato il principio del Mandala al percorso del paziente oncologico: entrambi partono da una situazione di caos, mentre l’obiettivo è l’ordine, se stessi. In entrambi all’inizio c'è uno spazio caotico che dovrà prima di tutto essere pulito, poi consacrato, armonizzato ed infine colorato con la buona vibrazione. Il principio della colorazione è quello di aiutare chi colora ad accogliere tutto ciò che può provenire dal momento esterno, malattia inclusa, senza opporvisi e con la piena consapevolezza che è qualcosa che appartiene al mondo esterno e che in nessun modo può divorare o controllare la persona. Non ci sono regole nè performance, ma solo liberazione. Tutto questo porta gradualmente il paziente ad uno stato di  profondo rilassamento e di armonia tra ciò che è la sua  mente e ciò che è il suo corpo,  i pensieri, le immagini, gli stati fisici emotivi tutti contestualmente presenti in dialogo armonioso nel grande Mandala umano che è l'uomo. In questo senso il Mandala diventa dunque una comunicazione in codice diretta alla parte sana di ognuno di noi eludendo la volontà distruttiva del cancro. Uno strumento che mira non a guarire la malattia ma la persona.
I: Quali risultati ha generato questa esperienza?
D: Nella mia esperienza, l’uso del mandala con i pazienti, mi ha dato la possibilità di trovare una nuova via comunicativa che mi permetteva di mantenere l’alleanza e la relazione con il paziente. Un linguaggio nuovo da apprendere  per comunicare in  profondità con il paziente eludendo i checkpoint della malattia,  una sorta di passaggio segreto, che porta al cuore dell’uomo. Se è vero che il paziente deve decidere senza interferenze, è altrettanto vero che il terapeuta deve essere in grado di aiutare il paziente ad esaminare con chiarezza le diverse alternative, proprio perchè competente ed esperto, il mandala è stato per me un ottimo codice di comunicazione.
I: Qual è la difficoltà piu’ grande che hai dovuto affrontare nel proporre il mandala come strumento curativo con pazienti affetti da un male cosi importante?
D: Avendolo proposto in maniera graduale come attività diversionale prima e solo in un secondo momento all’interno di un percorso  psicoeducazionale,  è stato positivamente accolto sia dai pazienti che dai medici del reparto di oncologia. L’applicazione del mandala è stato dall’inizio supportato da valutazioni psicologiche tradizionali che hanno potuto scientificamente dimostrare il miglioramento della qualità di vita delle persone che lo hanno adottato nei loro percorsi psicologici. La difficoltà è stata invece altrove essendo uno strumento fortemente spirituale è stato abbastanza complesso poterne estrapolare la parte religiosa e trasformarlo in uno strumento di terapia.
 
I: Il mandala è utilizzabile con ogni tipo di paziente?
D: L’uso del Mandala nella mia esperienza è stato  ampiamente utilizzato  con il paziente oncologico  sia nella fase attiva  di malattia che in quella avanzata e terminale.  Nella situazione in cui si trovano i pazienti, colorare è come se una forza interna governasse il loro corpo. Con il tempo, l’individuo prova soddisfazione fino a quando la realizzazione del Mandala lo porta ad un momento di gratificazione.
In tal senso si può pensare che il Mandala abbia in sé un potere catartico. Le rappresentazioni simboliche del cielo e della terra in esso contenute si trovano un pò in tutte le religioni: ebbene il paziente riesce ad alienare la sua mente da ogni voce interiore, abbandonandosi al rilassamento profondo, proprio focalizzando lo sguardo su queste forme. Un gioco apparentemente semplice ma in realtà piuttosto complesso, divertente ma nello stesso tempo elevato. Un gioco che mira a stimolare la consapevolezza spirituale, la memoria e le cellule, attraverso il piacevole gioco dei colori. L'obiettivo è riorganizzare la struttura celebrale per aiutare il paziente a ritrovare quell'armonia tra corpo e mente fondamentale per raggiungere la propria autorealizzazione. Nella spritualità, infatti, non può esistere la scissione tra la mente ed il corpo, ed il mandala si pone proprio come un “ponte”, un percorso che mettendo ordine nella struttura celebrare porta anche ad un benessere anche fisico.
I: Proponi il mandala solo ai pazienti o anche ai familiari e al personale medico e paramedico che assiste il malato di cancro?
D: Il Mandala, non è solo uno strumento che viene messo nelle mani del paziente: talvolta viene utilizzato dall’operatore per trovare strategie di prevenzione del burnout. Lavorare con  le persone ammalate di cancro ti pone inevitabilmente davanti a domande sul tuo senso della vita e della morte. Nella mia  associazione, la Mareluce Onlus oltre a tenere laboratori di mandala per pazienti, porto avanti  corsi formativi ed esperenziali  per personale sia medico che non sulla conoscenza del mandala.  Negli anni inoltre in associazione abbiamo sperimentato laboratori di mandala anche con i  bambini figli  di pazienti oncologici per  la fase di elaborazione del lutto.  Dunque possiamo dire che negli anni ho  potuto sperimentare l’applicazione del mandala sia come attività diversionale,  come strumento terapeutico, come strumento utile nel processo di accompagnamento alla morte, per la elaborazione del lutto e come strumento per l’operatore nella  prevenzione del burnout.
I: Quali sono le reazioni delle persone coinvolte al mandala e ai laboratori?
D: Se consideriamo il fatto che le stesse partecipanti ai laboratori di colorazione e creazione di mandala hanno organizzano con l’aiuto della Mareluce una mostra di mandala il cui ricavato va in beneficenza, possiamo dire che il mandala ha indubbiamente un riscontro positivo in ognuna di loro.  Il percorso del mandala inoltre è stato per  loro un opportunità per non avere paura di essere considerati malati cancro, ma addirittura occasione per avere scoperto il loro coraggio e l’amore per la vita in generale partendo dalle cose più semplici. Questo strumento ha lo straordinario potere di rendere migliori. L’attenzione è sempre rivolta al particolare: lì ci siamo noi. Quando decidi di colorare un Mandala, stai lì a contemplarlo, come se da un momento all’altro dovesse scaturire da quei segni un suono o una parola. Istanti, attimi prima di iniziare a colorare. A quel punto, la tua volontà è di rendere quel cerchio il più bello possibile. A volte, però, ti accorgi che più lo colori e più diventa brutto. Colori scuri, pesanti, riempiono il Mandala. È evidente che queste parti scure sono quelle più pesanti del proprio sé. In questa fase emerge in tutta la sua potenza la forza del Mandala: per quanto negative, infatti, queste parti non possono essere eliminate; bisogna invece farle emergere ed organizzarle in maniera tale che non possano più rappresentare una minaccia per l’equilibrio personale.
I: Con quale clima è stato accolto tra gli esperti del settore l’uso del mandala?
D: Negli ultimi anni  la meditazione, un antica pratica spirituale sta riscontrando un notevole successo  in quanto integrata anche  nella clinica psicoterapica. L’obiettivo primario  di questa pratica  è quello di portare l’individuo verso sè stesso di centrarlo più su se stesso. Di recente le teorie psicologiche in particolar modo il Cognitivismo fondendosi con le tecniche di meditazione, hanno portato allo sviluppo di un terzo approccio terapeutico: la Mindfulness Based Cognitive Therapy (MBCT), entrambi questi approcci sono stati nel corso degli anni ampiamente applicati al fine di potenziare la salute fisica e psicologica. La mindfulness infatti è stata utilizzata con successo su alcune patologie di origine psicosomatica disturbi quali, psoriasi, disturbi ossessivi compulsivi, disturbi alimentari e malattia oncologica. Diversi studi scientifici riportano dei successi dell’uso delle tecniche meditative con i pazienti oncologici. Da cognitivista l’ho proposto come uno strumento che per i suoi principi poteva adeguatamente rientrare negli approcci della mindfulness . a quel punto non mi rimaneva che dimostrane l’efficacia. Quando infatti l’ho inserito come attività diversionale all’interno della sala d’aspetto del day hospital oncologico per poterne dimostrare l’efficacia, insieme al mio collega abbiamo strutturato un questionario di gradimento,   il 90% dei familiari ed il 78% dei pazienti,  riscontrava nella colorazione dei Mandala un’ attività ricreativa e rilassante. L’applicazione di tale attività è sempre stata monitorata dalla presenza di uno psicologo, così da poterne cogliere gli effetti immediati in ognuno. Nella colorazione del Mandala il malato tendeva a concentrarsi su se stesso e  scopriva inaspettatamente un benessere personale. Questo è stato indubbiamente rassicurante per gli esperti .
I: La tua esperienza è stata raccolta in un testo molto interessante il libro “Il mandala Contro il Cancro” , com’è nata l’idea di questo libro?
D: Nella mia carriera ho sempre scritto di dati scientifici che derivavano dall’evidence based, ma non avevo mai pensato di potere raccontare di un esperienza così intensa. Ad incoraggiarmi è stata la stessa persona che a suo tempo mi aveva regalato quel famoso album di mandala da colorare: il collega Giuseppe Lissandrello. Con difficoltà ho accolto questo invito perche risultava per me difficile trasformare in parole emozioni. Il libro non racconta solo dell’esperienza dei pazienti ma di come insieme abbiamo fatto questo viaggio dentro il mandala. Scrivere della mia esperienza professionale con il mandala è stato un percorso lungo ma un importante occasione  di  ringraziare i protagonisti  per avermi dato l’onore di viaggiare con loro  nel meraviglioso mondo  del mandala.  Nel raccontare le loro esperienze i protagonisti sottolineano che il mandala per loro è stato un occasione per potere riscoprire che non sono solo malattia, esiste una parte sana non raggiunta dal cancro ed è proprio questa grazie a questa parte sana che riusciranno a riprendersi la gestione della loro vita e quindi anche della malattia.
I: Quali sono i tuoi progetti nel futuro rispetto al mandala?
D: I risultati della mia  esperienza mi incoraggiano ad andare avanti innanzitutto nello studio e nella formazione mia personale con il mandala. E  considerato l’effetto positivo  nella qualità di vita delle persone che hanno utilizzato il mandala nel loro percorso psicologico diventa necessario andare ad approfondire l’utilità di questo approccio nel miglioramento della qualità di vita del persona.
Per contattare la dott.ssa Daniela Respini scrivere a mareluce@mareluce.it
per sapere di piu' sulla sua attivita' visitare il suo sito www.mareluce.it